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Grazie all'impegno del sindaco Fausto Stante con la Sasi si è finalmente riusciti a rimettere in moto le pompe di sollevamento che non funzionavano e che avevano generato negli anni passati un abbassamento della qualità delle acque di balneazione per la spiaggia della Fucitelle sotto San Giovanni in Venere. Oggi l'assessore all'Ambiente, Andrea Natale, spiega cosa era successo ad una delle spiagge più frequentate del litorale fossacesiano insignito anche quest'anno della Bandiera Blu.
«Il problema», ha detto, «era amplificato dalla dislocazione delle barriere frangiflutti disposte di fronte allo sbocco a mare del torrente San Giovanni», continua il rappresentante della giunta, «che limitano la circolazione dell'acqua e, in situazioni meteo-climatiche particolari con apporti di sostanza organica, possono generare la crescita incontrollata di alghe microscopiche che morendo danno poi origine al cosiddetto fenomeno dell'acqua "sporca". Noi abbiamo fatto la nostra parte ma se la Regione non modifica l'inclinazione delle barriere e se la Sasi non controlla perfettamente il depuratore di Rocca San Giovanni che scarica nel Golfo di Venere, il fenomeno potrebbe ripetersi e saremmo costretti a mettere il divieto di balneazione per la spiaggia più frequentata di Fossacesia. Ovviamente», continua Natale, «abbiamo chiesto l'impegno alla Regione affinché riveda la sua politica in merito alla depurazione delle acque reflue e, in generale, per quanto attiene la gestione costiera, lavorando insieme per affrontare e risolvere alla base e in modo sinergico le problematiche».
All'incontro in Regione per discutere di un documento importante, il Piano di Tutela delle Acque (che dovrebbe recepire alcune direttive comunitarie importanti), Fossacesia è stato l'unico Comune costiero presente, ponendo con forza l'accento sulle problematiche, dalla qualità delle acque di balneazione all'erosione della costa.
Per lo stesso motivo l'amministrazione comunale ha aderito in modo convinto alle campagne di Wwf (Liberafiumi) e Legambiente (Operazione Fiumi) e sta provvedendo insieme alla Protezione Civile di Fossacesia a impostare un sistema di monitoraggio del tratto del Sangro ricadente sul territorio comunale.
«I risultati non sono esaltanti purtroppo», rileva Natale, «del materiale rinvenuto a maggio solo una parte è stato rimosso (4 microdiscariche, in prevalenza costituite da materiale plastico, inerti come cemento e mattoni, bidoni in ferro, 1 frigorifero, 2 televisori assieme a centinaia di bottiglie di plastica e a buste e contenitori di fertilizzanti e veleni per uso agricolo), in quanto il Comune non ha sufficienti disponibilità economiche per smaltirli, in particolare per quanto attiene lo smaltimento dei rifiuti speciali. Ci sarebbe bisogno di 50-60mila euro, ma se escludiamo le braccia di operai e volontari, non abbiamo ricevuto nessun aiuto. Anzi ultimamente siamo stati anche attaccati perché non abbiamo preso nella giusta considerazione lo smaltimento dei rifiuti.
Nel Piano di Tutela delle Acque, bisogna ridare con forza la parola ai Comuni, ai cittadini, e prendere a riferimento le linee guida dell'Unione Europea. Bisogna investire risorse nel ripristinare gli ecosistemi naturali per proteggerci dalle alluvioni, dall'erosione spondale, dai crolli delle infrastrutture dopo le piene, dall'erosione costiera e per avere acque balneabili e sicure per i nostri turisti.
Spendere soldi», conclude Natale, «per cementificare gli argini, mettere i gabbioni, rettificare il percorso del fiume e nel ripascimento delle spiagge, non serve che a spendere altri soldi e non risolve i problemi che anzi vengono amplificati. Non possiamo oggi permettere di sperperare denaro pubblico. Stato e Regione devono investire nella protezione della biodiversità, sulla rinaturalizzazione, su interventi in ingegneria naturalistica, sulla bonifica dei siti e sulla prevenzione dei rischi (idrogeologico e sismico in primis), sulle aree protette, sulla conservazione del paesaggio e dei beni culturali questo potrebbe farci uscire dalla crisi e non continuare a dare incentivi ad un sistema produttivo drogato che ci vende oggetti che nella maggior parte dei casi non ci servono, che sono pensati per durare poco e diventano rifiuti in toto perché sono fatti in modo tale da non poter essere recuperati una volta esaurito il loro ciclo di vita».
Il nostro è un Mondo finito e complesso non possiamo considerare che abbia risorse sfruttabili all'infinito o pensare di dominarlo semplificando le regole sottese al suo funzionamento o peggio ignorandole.
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